Questo è il progetto di Livio Neri, Andrea Serri e di un gruppo di amici-istruttori che credono in un minibasket e in una pallacanestro diversa, fatta di amicizia, rispetto ed agonismo, che ti insegna i giusti comportamenti nella vita prima che in palestra. Astenersi perditempo.



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domenica 13 gennaio 2013

Un week speciale per il sottoscritto...


Per una volta non scrivo di voi. So che avete vinto contro la Spem e so che siete stati addormentati per tutto il primo tempo per poi sciogliervi nel secondo. Bene, ora ci aspettano due battaglie dure, contro Fusignano e Lugo, dopo di che si capirà da che posizione partiremo nei playoff.
Volevo spiegarvi perché non ero in panchina oggi e perché mi sono perso le partite dei 2000 e del CSI ieri.
Sapete che oltre ad essere Responsabile Provinciale Minibasket sono anche Docente  per la federazione e in questo week end ero impegnato proprio  in questa veste di insegnante che mi piace molto e a cui tengo in modo particolare, più che alla carica di Responsabile che è a termine e che non mi dà molte soddisfazioni.
Invece poter insegnare è il mio pane e mi dà sempre quella adrenalina che è indescrivibile, quella sensazione unica che solo chi insegna prova. Poter portare la propria esperienza e la propria conoscenza ad interlocutori competenti è veramente bello e queste sensazioni le ho provate anche  in questo week end  e le voglio condividere con voi. Intanto grazie per avermelo permesso, perché se ci fosse stato bisogno sarei rimasto, ma Andrea, Barbara, i Macaci e voi stessi siete ormai autonomi e non avete avuto bisogno di me (come Giovanni ieri e tutti i 2000).
Comunque vi dicevo del corso: quando incontri 32 persone volenterose che vogliono conoscere ed aumentare le conoscenze di minibasket è sempre un evento importante. Una platea che vuole aumentare la propria competenza. I miei corsisti sono stati bravi, sono usciti distrutti da una due giorni impegnativa (che motivazione ci vuole per lasciare nel week end i propri affetti e la propria famiglia per parlare di minibasket?) che li ha fatti riflettere e che, speriamo, li ha fatti crescere come istruttori.
Non ero solo, c’era Roberta Regis con me, che è la passione fatta persona e che è bravissima a trasmetterla.
Fra i corsisti molte facce conosciute (e la tensione aumenta quando conosci i tuoi interlocutori) fra cui una molto cara agli sportivi ravennati: Riccardo Marisi. Cito solo Riccardo per il semplice motivo che è stato un vero Capitano quando era al Basket Ravenna, una persona squisita, straordinaria con doti umane eccezionali. Era l'unico che si fermava a dare un cinque ai bambini, e che non si negava mai alle loro domande e alle loro curiosità. Ora che ha smesso di giocare vuole allenare proprio i più piccoli. E’ proprio vero che per fare gli istruttori bisogna essere un po’ speciali!   

giovedì 13 ottobre 2011

Vasa inania multum strepunt. (I vasi vuoti fanno un gran rumore)




(In un periodo in cui è diventata una moda scrivere e parlare con vocaboli in inglese anche se l’italiano ha gli idiomi giusti, mi piace recuperare la lingua dei nostri padri. Vi tornerà utile alle Superiori!)

Mi sento in dovere, per il senso di responsabilità che mi accompagna sempre quando ho a che fare con dei ragazzi e delle ragazze, di fare un po’ il punto della situazione su questa nuova avventura.
Parliamoci chiaro: sono molto soddisfatto di come stanno andando le cose. Certo gli acciacchi di Livio hanno rallentato un po’ l’organizzazione ma il lavoro in palestra prosegue bene grazie a tutti noi che ci stiamo facendo in quattro per dare qualità alle nostre sedute. Un grazie a tutti, Andrea, Gabriele, Barbara, Francesca, Matteo, Stefano, Pietro per il lavoro che state facendo. Siete l’esempio migliore, in un periodo in cui la coperta è corta, per i nostri atleti, istruttori che danno il 120% come viene richiesto a loro. Sinceramente vi dico grazie, perché se la baracca va avanti e i gruppi crescono, è per merito vostro. Mi sento, in questo periodo, come la pallina di un flipper, sballottato fra scuola, progetti – scuola, palestra, università, ufficio e casa. La mia compagna sta tenendo botta e finchè è a posto lei siamo a posto tutti. Non è stato facile per me questo mese, dovevo entrare nel ritmo scuola/palestra, capire il mondo dell’insegnamento (dalle supplenze brevi agli incarichi annuali gli oneri cambiano parecchio) e farlo conciliare con il mio mondo da sempre, voi e la palestra. Qualcosa è rimasto indietro, ovviamente cercheremo di rimediare al più presto. Fortunatamente ho avuto alle spalle una Società vera, organizzata (anche troppo per certi versi, ma va bene così) e strutturata che ci ha dato una forte mano, seguendo la logistica e la messa in opera dei necessari lavori al Villaggio. Mi piacerebbe, almeno per una volta, dare i meriti a chi li ha: io lo chiamo Minardi senior, è il papà di Luca (il nostro Presidente), lavoratore instancabile a totale disposizione mia e vostra. Sinceramente non ero abituato a tanta efficienza: non me ne vogliano i miei vecchi collaboratori, ma questo è di un altro pianeta. Non sminuisco il passato ma mi complimento con il presente: sono passato da una Fiat ad una Ferrari. E fortuna che c’era la Ferrari altrimenti saremmo messi peggio. Livio tornerà molto prima di quello che pensate ed è stato fantastico l’affetto che gli avete fatto sentire. Siamo davvero una gran bella squadra e il “Serva Jugum” con cui ci salutiamo alla fine di ogni seduta poi lo mettiamo in pratica in queste cose. Sono molto orgoglioso di voi, siete delle famiglie splendide.
Il materiale è pronto, divise, tute e tutto quello che c’è scritto sui moduli: appena mi date l’iscrizione vi farò avere la borsa con tutto l’occorrente con l’alberino. Avete visto che agli allenatori è arrivato due giorni fa per cui state sereni: c’è per tutti, è bellissimo e di ottima qualità. Il gruppo per cui avrei più urgenza è quello del 1999, che deve essere iscritto al campionato e dobbiamo adempiere alla burocrazia FIP: per gli altri avete qualche giorno ancora per procurarvi la documentazione. Vi chiedo scusa se negli ultimi allenamenti non avevo da fare le ricevute ma ora mi sono organizzato e quindi sono operativo.
Avete notato come il papiro di documenti sia aumentato, rendendo la nostra iscrizione simile a quella della scuola. Certo, per voi genitori, è un aggravio ma per noi è importante perché vogliamo essere certi di rendervi un servizio migliore ed adeguato. Lo so che se Santino va a casa con Cinti non ci sono problemi, ma la delega per il ritiro dei figli dalla palestra, giusto per fare un esempio, è stata pensata per i gruppi dei più piccolini che si conoscono di meno. Tutto fa parte di quel senso di responsabilità che sento sempre forte nei vostri confronti.
Per il resto, come scritto nel post dopo la bellissima vittoria di Fognano, mi reputo un uomo fortunato: Steve Jobs ha detto che bisogna cercare “di scoprire ciò che amate”. Io amo lavorare con voi, come maestro, istruttore o educatore poco importa. Per fare questo ho fatto delle scelte, ho reso infelici tante persone per perseguire i miei piani. Ma una cosa non ho mai smesso di fare: dare l’esempio e non mi costa fatica perché appunto faccio ciò che amo. Non mi pesa alzarmi alle 6 del mattino, fare 5 ore a scuola, andare alla Garibaldi, farne un paio di basket, poi buttarmi al Villaggio e stare in palestra 3 ore e mezzo. Non mi costa fatica perché mi piace e mi piace talmente tanto da volerlo fare con persone che la pensano come me. Ecco perché la “baracca va avanti” (magari un po’ più lenta!).
Dico questo perché nella vita tutto quello che avete (e che non perderete mai) è la vostra credibilità. Non mi importa se non diventerete campioni (ma continuate pure a sognarlo, io darò il massimo per realizzare il vostro sogno!) ma mi interessa che diventiate cittadini e persone oneste e con la spina dorsale, che girano a testa alta per la strada. Non è facile, ragazzi, è durissima, la vita ti presenta sempre facili scorciatoie che, in apparenza, sembrano migliori. Non è facile mantenersi su questa via: persone che riterrete amiche vi volteranno le spalle, altri non vi saluteranno più, conoscenti a cui avete dato in maniera incondizionata non si ricorderanno più di voi. Questa avventura alla Compagnia mi è costata tanto in termini di amicizie: persone insospettabili mi hanno voltato le spalle, la mia rubrica del telefono è passata da oltre 200 a 150 contatti, persone che ti hanno detto bravo vai avanti e poi fanno finta di non vederti. Amici su Facebook? Da oltre 450 a 420. Persone che all’improvvisano cancellano i tuoi link, Amici con la A maiuscola che ora non ti chiedono nemmeno come stai. E la falsità delle persone è spettacolare: ti sorridono, non ti dicono nulla, sposano altre cause, ti denigrano senza sapere perché, manco non ti avessero mai conosciuto. La vita è così, come dice il mio migliore amico, ogni tanto bisogna fare ordine (e buttare le cose inutili). Ne è valsa la pena? Certo! E sapete perché? Meglio soli che male accompagnati. La mia vita, la mia storia, la mia famiglia lo dimostrano, le facili scorciatoie le lascio agli altri. I vasi vuoti vanno buttati, fanno male ma poi si sta molto meglio.
È solo la credibilità, l’onesta e l’amore per voi e le vostre cose che non vi tradiranno mai. Ecco, magari non diventerete campioni ma se vi avrò insegnato questo, statene certi, mi riterrò un istruttore con i fiocchi.

venerdì 29 luglio 2011

Una piccola lezione di storia



(nella foto Luca Bezzi, uno dei tanti giocatori usciti dal Basket 84 che indossa la casacca storica bianca e rossa e Nicola Caroli, giovane di belle speranze con la divisa Basket Ravenna Piero Manetti. L’iniziativa serviva per raccogliere fondi e ricordare quell’avventura)

La storia che sto per raccontare ve la possono narrare anche gli altri protagonisti della vicenda. E comunque, se non vi fidate delle fonti orali, ci sono comunque quelle scritte. Infatti, nel libro di Bottaro, Petruio, Strocchi (1990), Storia del basket a Ravenna, Longo editore, Ravenna, pag. 116 e seguenti sono raccontate queste vicende.
Io, all’epoca, compivo 13 anni (ero alto 1,78) ed avevo appena terminato la mia prima stagione agonistica.
Ma andiamo per ordine. Ad ottobre 1983 decisi di andare in palestra per la prima volta, francamente solo per fare un favore al mio compagno di banco, Marco Genovese, oggi stimato assicuratore, il quale mi ripeteva: “Ma sei così alto, perché non vieni a giocare a basket?”. In quel periodo avevo un rapporto diverso con lo sport: con la motivazione più grande del mondo, infatti, avevo iniziato a giocare a calcio a Porto Fuori. Da settembre a gennaio, caldo, pioggia o gelo a scelta, mi allenavo come un matto. Ma non giocavo mai un minuto in partita, nemmeno in amichevole. Tutte le volte che arrivavo al campo il Mister mi diceva “Oggi tanto giochiamo tutti!”, ma io scaldavo sempre la panchina. Questi episodi sono talmente vividi nella mia mente che come coach, 5 minuti di gioco oggi non li nego mai a nessuno; se un bambino si è allenato al massimo delle sue possibilità e si è meritato la convocazione deve vedere il campo almeno un po’. Certo, non ero Maradona, ma che danno potevo fare in una squadra che perdeva regolarmente?
Alla fine fui costretto a smettere. Così, per paura di scottarmi di nuovo, decisi di prendere le distanze dallo sport. I miei amici, però, continuavano a tirarmi da una parte o dall’altra per farmi provare le loro discipline sportive preferite, ma il più constante fu Marco, che oggi ringrazio pubblicamente.
Mi presi un periodo sabbatico da gennaio a ottobre e poi provai il basket. Iniziai a giocare e fu amore a prima vista. Il mio coach era Mingo e quell’anno vincemmo il campionato. Non ce ne rendemmo nemmeno conto, ma contava solo stare insieme. I miei amici diventarono quelli della palestra, la domenica mattina smisi di andare alla messa delle 10:30, optando per quella delle 8:30, perché alle 11 su Italia 1 c’era l’Nba con Dan Peterson, i 76ers, Doctor J, Magic e compagnia che nel frattempo erano diventati i miei idoli. Superbasket era diventato il mio compagno di merende.
Dopo quella stagione esaltante (1983-1984) mi ricordo benissimo (anche perché io, Giovanni Cavallucci e Sergio Casadio noleggiammo un risciò e ci schiantammo contro una moto durante la cena alla Pizzeria La Betulla a Lido Adriano!) che cambiammo squadra.
Cosa era successo?
Molto semplicemente all’interno del Ravenna Basket (si chiamava così) iniziarono i problemi. Da una parte una serie di dirigenti (che nessuno aveva mai visto) che volevano puntare solo sulla prima squadra (che all’epoca era in C1), dall’altra le mitiche figure (almeno per me) di De Lorenzi, Ricci, Magri, Soglia-padre e Vandini che invece volevano potenziare il settore giovanile. All’epoca ai ragazzi delle giovanili, per fare un esempio, venivano date solo le canottiere per le partite (i calzoncini erano tutti diversi!) e la mia è ancora a casa dai miei genitori: gialla e blu con il numero 12 (e per me era più bella di quella dei Lakers!). I dirigenti che ho menzionato sopra, 2 dei quali non sono nemmeno più fra di noi, spinti dalla passione e stanchi di vedere soldi buttati per giocatori semiprofessionisti fondarono una nuova società: il Basket 84 Ravenna, 84 come l’anno di nascita (anno anche dell’uscita di Jump dei Van Halen, ecco perché sono affezionato al vinile!).
Noi andavamo in giro come un gruppo di straccioni senza materiale tecnico adeguato, mentre la Società Ravenna Basket (ma questo lo venni a sapere dopo ed è anche documentato nel libro citato) spendeva 35 milioni di lire (all’epoca erano soldi veri e tanti) per “Cippo” Bastasini, onesto lavoratore dell’area dei 3 secondi. Fu quindi inevitabile che molti di noi seguissero coach Mingo al Basket 84 e continuammo, così, a giocare insieme. Anzi, la cosa fu fatta talmente a misura di ragazzo che l’anno dopo arrivarono nuove divise (bianche e rosse, uguali a quelle del ragazzo nella foto) e nuove tute, che tuttora conservo gelosamente. Per me sono ricordi incredibili, non ho mai scambiato nemmeno un maglietta bucata, tutto quello che ho indossato è nei miei cassetti, a ricordo di una esperienza favolosa. È nata così, un po’ per sfida, un po’ per fare le cose per bene e in maniera diversa, questa nuova società il cui fine era quello di crescere, attraverso lo sport, giovani competenti ed educati. Progetto focalizzato su Ravenna per i ragazzi di Ravenna e con gli allenatori di Ravenna. Molti avevano previsto morte certa in pochi mesi ed invece la storia raccontò un finale diverso.
Quella prima esperienza mi ha formato molto e a posteriori, visto che io sto facendo lo stesso, ammiro il coraggio di quei dirigenti e di quegli allenatori. Tre settimane fa (a dimostrazione che i legami che costruite adesso rimangono per sempre) è venuto a cena da me Massimo Amici, uno degli allenatori - scissionisti assieme al mitico Giorgio “Asa Brasa” Brasini. Gli ho chiesto: “Massimo, ma spiegami una cosa, perché ve ne andaste dal Ravenna Basket?”. Lui mi ha guardato è mi ha detto una cosa che porterò sempre con me: “Perché nella vita, quando si ha il culo di incontrare persone che la pensano come te, è inevitabile fare qualcosa assieme. Fino a quando ci siamo riusciti l’abbiamo fatto con Dainese e Manetti, poi, vista la voglia di grandeur e di ambizioni a salire, l’abbiamo fatto insieme a chi ci credeva”.
Tornando ai miei ricordi, iniziammo quindi a giocare per il Basket 84 Ravenna, facemmo i nostri campionati ed il nostro percorso formativo ed educativo. Ci togliemmo le nostre soddisfazioni, in termini di vittorie e riconoscimenti, ed è stato bellissimo continuare a giocare insieme anche finito il nostro percorso nelle giovanili.
Già, perché la storia, come tutte le storie, ha un finale, se a lieto fine o meno decidetelo voi.
Dunque: il Basket 84 iniziò a vivere e si tolse parecchie soddisfazioni. Io e Porfiri alla Virtus Bologna (in realtà c’era spazio anche per Casadio, ma i suoi genitori non vollero), il gruppo del ‘74 alle finali nazionali, più qualche campionato regionale in bacheca. Una bella soddisfazione per i dirigenti e gli allenatori che avevano creduto nei ragazzi di Ravenna e che tanta fatica avevano fatto per formarci.
Il Ravenna Basket, che andò a giocare a Cervia per motivi di impianto de facto rescindendo i legami con la città, intraprese in effetti una strada di grandeur, passando, senza mai avere un giocatore di Ravenna fra i protagonisti della rosa, dalla C1 alla A2, salvo poi chiudere e vendere i diritti a Modena. Strutture piccole (le stesse di oggi, leggi PalaCosta), sponsor in difficoltà, scarso appeal sulla città misero la parola fine al termine del campionato 1991-1992.
E nella successiva stagione sportiva 1992-1993 quale fu la prima squadra di Ravenna a partecipare al Campionato di Promozione con tutti i ragazzi usciti dal proprio vivaio?
Fu il Basket 84, che nel frattempo aveva cresciuto fino agli Juniores intere classi, che per far giocare i giovani aveva iniziato anche un percorso Senior partendo dalla Prima Divisione due anni prima. Grazie alla maturazione dei propri atleti aveva già conquistato il diritto a disputare il campionato di Promozione. Con questa politica, crescita dei giovani della città in un contesto domestico, arrivammo fino alla C2 nella stagione 1997-1998. Poi si tornò a parlare di ambizioni, i dirigenti storici mollarono e i ragazzi di Ravenna scomparvero piano piano dal roster della prima squadra. Le fondamenta dell’attuale Basket Ravenna, visto che quello di Manetti chiuse, sono nel Basket 84, tanto che in sede, sotto un mucchio di foto, se ne trova una in particolare: quella della stagione 1992-1993, dove, accanto ai nomi, c’è una scritta che mostra tutto l’orgoglio di un progetto: “Il Basket a Ravenna riparte da qui” , divisa blu e bianca (come quella attuale e l’84 stampato sopra) e via i nomi dei miei amici, ma non il mio: quell’anno giocavo a Castrocaro. Poi tornai da capitano, ma questa è un’altra storia.
Non è detto che la storia si ripeta, anzi auguriamo al Basket Ravenna di non fare la fine della creatura di Manetti costretta ad emigrare prima e a chiudere poi, ma sicuramente ricreare lo spirito straordinario di quella fantastica avventura chiamata Basket 84 questo ci interesserebbe molto. Investire e lavorare dalla base per tutti i ragazzi di Ravenna: questa era la mission del Basket 84 e questo è quello che faremo alla Compagnia dell’Albero.

(Questo post è dedicato a chi ha vissuto quella avventura ed oggi non è più con noi per raccontarla. In particolare voglio ricordare Manuel Tulipano, classe 1970, prematuramente scomparso qualche anno fa in un incidente stradale. Io ’71, lui ’70: per me era come Meneghin. Quando mi misero a giocare con i più grandi non mi pareva vero. E poi i 3 contro 3 mitici alla Duna degli Orsi.
Tuli, in questo momento, vorrei avere metà della tua forza e del tuo coraggio!)

venerdì 22 luglio 2011

Mettiamo i puntini sulle i (parte prima)…



(Prima di passare al post odierno volevo ringraziare chi è venuto a visitare il mio blog, chi mi ha telefonato, chi mi ha chiesto semplicemente come stavo. Grazie a tutti. In 5 giorni "I motivi di una scelta" è stato il post più letto del blog, certamente non è piaciuto ad alcuni ma credo che sia evidente la mia totale buona fede e passione. Se ho sbagliato le ultime due righe mi ritengo fortunato su un totale di tre cartelle. Vi voglio bene e grazie per la presenza, discreta ma importante per me!)

In queste settimane ho letto e sentito tutto e il contrario di tutto. Sinceramente trovo fantastico questo ritrovato vigore ed attenzione a problematiche che tali, alla fine, poi non sono. Infatti, è la prima volta che si parla di queste cose. Ma siccome il mondo è bello perché è vario, mi sembra opportuno fare chiarezza su un punto. Perché alla fine raccontare mezze verità (senza l’altra metà) è sicuramente fuorviante ed insinuare dubbi gratuiti è peggio.
Parliamo del famoso tesseramento, madre, pare, di tutte le scelte che una famiglia deve compiere in una estate, valutazione talmente complessa e difficile che in confronto quella della scuola in cui iscrivere il proprio figlio è nulla.
Ho letto che tale scelta è effettiva e definitiva, che fino a 21 anni sì è vincolati e quindi bisogna valutare la futuribilità dell’opzione che si intraprende e tutta la filosofia conseguente a questo modo di ragionare. Sono balzato sulla sedia quando l’ho sentito, perché penso che nella vita di effettivo e definitivo ci sia solo la morte, in un mondo in cui i vincoli e i legami, purtroppo, sono sempre più blandi. Ho pensato: ma se ormai anche i matrimoni arrivano al capolinea in fretta e furia questo tesseramento va veramente così oltre? Lega davvero così tanto?
Siccome mi occupo di minibasket e queste storie burocratiche non mi hanno mai infervorato (o meglio le seguivo quando giocavo) sono risalito alla fonte e mi sono andato a leggere e studiare (da bravo maestrino) il Regolamento Esecutivo della FIP, documento pubblico e scaricabile dal sito http://www.fip.it/public/42/4441/re_tesseramento.pdf che tratta proprio le problematiche del tesseramento.
È interessante leggere tale prospetto perché dalla sua comprensione si vede come quello scritto sopra sia in effetti una mezza verità. Partiamo dall’origine: il tesseramento viene fatto a partire dal 12° anno di età per tutelare Società di appartenenza e giocatore. Non solo la prima, come viene spesso detto. Infatti, il credo dominante nel nostro sport è che le Società siano belle e buone (e quindi da tutelare) mentre i giocatori (e gli allenatori) siano dei mercenari pronti a saltare il fosso ogni due per quattro. Invece il documento della FIP chiarisce molti punti e tutela anche i giocatori (e fino al 18° anno le famiglie, che devono firmare sempre la documentazione). Il tesseramento è garanzia per i ragazzi di avere a disposizione una società che li faccia giocare, prevedendo, se ciò non fosse, la possibilità di svincolo in caso di non utilizzo (art. 16) ed imponendo dei limiti alle Società che non possono far girare gli atleti a loro piacimento (art. 6, limitazioni alle operazioni di tesseramento, due al massimo ogni anno).
Il tesseramento vale un anno, questo sia chiaro. Al termine della stagione cosa succede?
La Società di appartenenza ha a disposizione alcune opzioni che ora andiamo ad analizzare.
La prima è il rinnovo d’autorità (art. 9). Cioè un atto unilaterale in cui rinnova, con una apposita procedura on line il tesseramento. Questo procedimento è una sorta di garanzia per la Società di poter continuare ad investire nel tempo sulla crescita tecnica dei propri tesserati.
La seconda strada è quello del trasferimento. Cioè una Società trasferisce ad un’altra il tesseramento dell’atleta che quindi può andare a giocare dove meglio crede, scelta non più unilaterale, ma accordo tra più parti (società A, società B, atleta e famiglia dell’atleta) (art. 13).
La terza è quella del prestito. Cioè la Società A presta l’atleta alla B ma al termine dell’anno l’atleta torna alla casa madre. Strada percorsa nei campionati professionistici, di norma, dove durante le aperture delle finestre di mercato si vedono prestiti in quantità copiosa. (art. 14).
La quarta strada è quella del non rinnovo, volgarmente detta svincolo. All’art. 9 dice chiaramente che: “l’atleta non rinnovato (d’autorità, nda) ha diritto di richiedere il nuovo tesseramento a favore di qualsiasi società nei tempi e nei modi stabiliti dalle Disposizioni Organizzative Annuali”. Già a questo punto mi sembra che la scelta non sia effettiva e definitiva, ma che invece si apra un ventaglio di opzioni (almeno 3 su 4), a patto che la Società con la quale ci si è tesserati abbia la capacità di tenere sempre presenti i propri interessi (formare giocatori), ma anche e soprattutto il bene dei propri atleti (riconoscere cioè che a volte un trasferimento o un prestito sono meglio che far “morire tecnicamente” un giovane talento in una realtà amatoriale)
Gli art. 15 e 16 sono altresì interessanti per i giocatori perché disciplinano le opzioni a loro favore in caso di mancata iscrizione della squadra, fallimento e la mancata utilizzazione.
Come si evince dalla “legge” attualmente in vigore, in ambito FIP e approvato dal CONI, ci sono ben 3 opzioni su 4 (trasferimento, prestito e non rinnovo) che danno la possibilità ai giocatori di cambiare squadra.
Raccontare solo della opzione numero uno è limitativo ed anche fuorviante. A meno che, come a volte purtroppo accade, non si voglia fare dell’inutile pressione sulle famiglie, oppure, peggio sarebbe, se si trattassero i ragazzi come di propria ed esclusiva proprietà da utilizzare magari in un futuro, quando più conviene, come merce di scambio.
Evidentemente chi pensa che il tesseramento sia un legame effettivo e definitivo o non ha la voglia per venire incontro ai ragazzi e alle loro famiglie oppure semplifica oltre modo una questione, che come abbiamo visto, invece, è molto più elastica di come viene dipinta.
Il vincolo è definitivo se lo si ritiene tale; se si usano le 3 opzioni sopra elencate non lo è. Anzi, avendole ben presenti, sono gli strumenti più idonei a fare crescere nell’ambiente migliore ed in armonia i ragazzi.
Per come la vedo:
Primo ed insindacabile dovere di ogni Società sportiva dovrebbe essere quello di garantire una crescita sociale ed educativa dei propri tesserati attraverso le regole, l’esempio ed un gruppo più omogeneo possibile. Secondo dovere della società resta quello di garantire ad eventuali ragazzi che spicchino per talento un contesto competitivo dove potersi esprimere valutando con attenzione ogni dettaglio ed indirizzando/consigliando il giovane e la propria famiglia verso la scelta più opportuna. In poche parole: se Michele Jordano è troppo forte per il campionato regionale e non ha la possibilità, allenandosi con i pari età della sua città, di migliorare come potrebbe, sarebbe giusto che valutasse di trasferirsi in una squadra più competitiva, magari più organizzata per “allevare talenti”, sempre tenendo in considerazione che magari si troverebbe a dover cambiare scuola, o a doversi organizzare per prendere il treno tutti i giorni e riuscire a rimanere in pari con gli studi.
Per l’altro verso se Andrea Serrino non riuscisse a stare al passo dei suoi compagni e il gruppo in cui è inserito divenisse molto più competitivo rispetto alle sue capacità con gli strumenti a disposizione si potrebbero scegliere percorsi a lui più congeniali. Tutto con il coinvolgimento del ragazzo e della famiglia nella più totale trasparenza.
Qualcuno li chiama sacrifici, qualcuno lo chiama “provarci”, in ogni caso si tratta di compiere delle scelte ed allenatori e dirigenti dovrebbero consigliare in maniera disinteressata (a livello personale) perché eccellere in uno sport e farne un mestiere è un privilegio per pochi, mentre diventare individui migliori grazie ai valori che solo lo sport sa trasmettere dovrebbe essere un diritto per tutti.
E Noi lo facciamo per Loro e a Loro (e alle Loro famiglie) dobbiamo rendere conto. Sempre.

lunedì 11 luglio 2011

Da casa Alessandri il mio contributo al dibattito....

Ebbene sì, mi avete beccato!
Ieri ero a pranzo a casa Alessandri (madre di Federico, playmaker del 99) e del suo compagno Giampaolo Tassinari (padre di Ester e Beniamino, altri due con il virus del basket). Al di là dell'ottino aspetto culinario e dei dovuti ringraziamenti (se ci trattate sempre cos' poi torniamo...) la cosa più incredibile del pomeriggio (dove fra gin olandese, sangiovese, grappa, caffè ed ammazzacaffè si è parlato di qualsiasi cosa) è stato il dibattito sul ruolo educativo del basket e del rugby.
Vi sembrerà strano ma io sto con il rugby.
E ora proviamo a spiegare il perchè.
Io credo che per un bambino di 6-12 anni siano due sport che valgano entrambi la pena di provare. E, giusto per tirarmela un po', credo che siano gli unici che valgano la pena a provare a questa età. Troppo statico il volley, troppo diseducativo il calcio, troppo individualisti nuoto, tennis, arti marziali e danze varie. Premessa quindi la grandezza degli sport di squadra, si arriva al ballottaggio fra rugby e basket.
Diciamo subito che è una vittoria, a mio modestissimo parere, per il rugby al fotofinish.
Il basket ha un impatto più immediato sul bambino, è più semplice, ha meno regole e si gioca al chiuso (per alcuni un vantaggio per altri uno svantaggio). Il rugby ti prende dopo, piano piano, man mano che ne comprendi le peculiarità. E' più complesso, si gioca in spazi enormi per un bambino, ma ha una cosa che nessun altro sport ha. Si DEVE passare la palla indietro. E questa semplice regoletta racchiude una valenza educativa unica ed esemplare. Mi devo fidare dei compagni per forza, se vogliamo andare in metà dobbiamo stare uniti,se un mio compagno viene placcato lo devo sostenere, mi passa l'ovale e ricominciamo. Fin da subito è uno sport di squadra. Invece il basket, che amo tantissimo, non ha questo aspetto: anzi, il nostro ruolo di istruttori è proprio quello di fare capire ai bambini che non si gioca 1 contro 5 ma 5 contro 5. Cosa che nel rugby non viene fatta perchè già implicita ne gioco. E' un discorso di lana caprina, ma nell'ipotetico ballottaggio rugby va al 51 e basket al 49.
Nel basket capita che LeBron James si alzi da metà campo tiri e faccia a canestro. Nel rugby uno così a metà campo non riuscirebbe ad andare in meta e non riuscirebbe a giocare da solo.
Fra due ottimi sport di squadra il rugby ha una marcia in più, grazie alla regolina della palla all'indietro.
Comunque grazie mille alla famiglia Alessandri-Tassinari, prometto di imparare le regole del baseball e l'invito per i mondiali di Rugby è sempre valido. Anche per il Tri Nations, se Giampaolo vuole vedere i nostri amati Bokkies!

domenica 3 luglio 2011

Che soddisfazione per Cintone!




Anche quest'anno lo Junior Basket Ravenna piazza un proprio giocatore al Jamboree estivo dedicato ai migliori esordienti. Se lo scorso anno la soddisfazione toccò ad Alessandro Mazzotti, il mitico Biondo del 98, quest'anno sarà Francesco Cinti a rappresentare la nostra squadra dal 21 al 24 luglio a Cividale del Friuli.
Per Francesco la soddisfazione di rappresentare il gruppo del 99 che finora ha fatto bene in ogni competizione. Lui ed altri 5 ragazzi provenienti dall'Emilia Romagna sfideranno in partite 3c3 le squadre delle altre regioni, dove vinceranno quelli che faranno più canestri ma anche quelli che si comporteranno meglio fuori dal campo.
Una formula quella del Jamboree pensata apposta per massimizzare la valenza educativa e formativa dello sport con riconoscimenti sia per i più talentuosi ma anche per quelli più disciplinati.
A Cintone due raccomandazioni: la prima è quella di salutare quella sagoma del suo coach Marco Merli, che ho conosciuto in occasione del Corso da Istruttore Nazionale, persona competente e preparata; la seconda è quella di divertirsi!

mercoledì 1 giugno 2011

In bocca al lupo a Livio Neri!

Ci sono cose nella vita che vanno insegnate: una di queste, secondo me, è la riconoscenza. Non mi piacciono le persone che dimenticano, o peggio che fanno finta di dimenticare.
La Società ha deciso di non rinnovare il contratto a Livio Neri, quello che per 3 anni è stato il nostro Responsabile del Settore Giovanile. Scelta legittima, come altrettanto è legittimo il mio personale ringraziamento a Livio per il lavoro svolto e l’attenzione che ha sempre dimostrato nei confronti del nostro mondo, il minibasket.
Livio è passato lunedì sera in palestra a salutarci e ad augurarci il meglio per il futuro. Noi facciamo altrettanto per lui e la sua carriera, perché la riconoscenza deve essere di questo mondo. Quando uno va via, solitamente, si cantano solo le lodi o solo i difetti. Io non canto né le lodi, né i difetti, ma mi piace ricordare un episodio: era luglio del 2008, Livio era appena arrivato a Ravenna e non sapeva la differenza fra la Morigia e la Mattioli. Però passammo un intero pomeriggio in palestra a fare l’inventario delle divise. Alle 21 della sera, persa la cognizione del tempo, ci guardammo in faccia e decidemmo di andare a casa. Andò avanti così tutta l’estate: sempre al lavoro.
Ora attendiamo di conoscere dalla Società il nuovo responsabile, sperando di avere con lui un rapporto ancora più proficuo e duraturo. Per il resto, ragazzi, imparate da questa vicenda una cosa: gli allenatori passano, ma la vostra passione deve rimanere intatta, e quando si incontra il vecchio coach si deve avere il coraggio di salutarlo. In un mondo in cui molti sono abituati a chinare la testa senza dire la propria opinione, noi dobbiamo imparare a stare a testa alta ed avere il coraggio di dire la nostra. Io saluto Livio, gli auguro pubblicamente una carriera importante, a testa alta e senza timore di smentite. Non so quanti l'hanno osannato in questi anni avranno il coraggio di farlo, ora che se ne va.
Life must go on, ma un po’ di stile ed educazione non guastano mai.

martedì 24 maggio 2011

I soliti idioti

Oggi non parleremo dei simpatici protagonisti della serie comica cult in onda su Mtv. Ci occuperemo di quei geni incompresi che, cito testualmente, dopo gara 3 a Santarcangelo, hanno fatto invasione di campo e avvicinatesi agli arbitri li insultavano pesantemente, non paghi di aver sputato addosso all’osservatore degli arbitri stessi. Risultato di questa genialata sublime? Ammenda di 180 euro ma soprattutto la squalifica del Pala Costa per due giornate, da scontare ovviamente nella prossima stagione vista l'eliminazione. A memoria non si ricorda un siffatto provvedimento nel basket della nostra città. Ora tutti sapete che nel mio, scarso, tempo libero mi diverto a fare l’arbitro di calcio. Lo vorrei fare di basket ma non posso essendo tesserato come allenatore. Mi diverte perché mi permette di vedere lo sport sotto un’altra luce ma soprattutto mi permette di conoscere categorie intere di idioti simili, quelli per cui è sempre colpa dell’arbitro, a giustificazione delle loro debolezze umane e tecniche.
Mi piacerebbe passare un quarto d’ora con questi simpatici burloni per capire quale sinapsi si sia attivata nel loro cervello prima di fare un numero del genere. Mi piacerebbe capire. Vorrei comprendere per quale motivo il prossimo anno per un mese (contando l’alternanza casa/trasferta) non potrò vedere i ciocca Boys nel mio palazzo. Cosa pensavano che aggredendoli avessero fatto rigiocare gli ultimi 5 minuti? E magari ci avrebbero fischiato a favore qualsiasi cosa, della serie ti piace vincere facile?
Vi svelo un segreto: ogni lunedì noi arbitri ci riuniamo e facciamo le discussioni tecniche. Cosa pensate che ci raccontiamo? Degli episodi deplorevoli che abbiamo subito nel week end, aumentando di fatto il pregiudizio nei confronti di quelli più caldi.
Sinceramente mi auguro che chi era a Santarcangelo abbia visto e provveduto ad isolare questi soggettini molto furbi. Francamente non si capisce, vista anche la nostra Carta dei Valori vera e propria costituzione del Basket Ravenna, come siffatti cretini possano starsene indisturbati al Costa proprio mentre si cerca di riempirlo coinvolgendo i bambini del minibasket e le loro famiglie, a cui tutti i giorni insegniamo che l’arbitro è un uomo che fa parte del gioco ed in quanto tale può sbagliare.
Già per colpa dei soliti idioti sputacchiatori mi devo perdere un mese di basket, almeno che questo sacrificio sia l’ultimo e questi facinorosi vengano mandati in curva a vedere il calcio.
Il loro sport, non il nostro.
Almeno spero sia così per tutti e che siamo tutti dalla stessa parte. Quella del rispetto e dell'educazione. Si possono perdere le partite, mai la faccia, ricordatevelo ragazzi miei!

giovedì 19 maggio 2011

Minibasket: un mondo di sorrisi

Di seguito trovate l'articolo pubblicato ieri sera sul giornalino di gara-2. A proposito: se vi becco ancora sulla balaustra ad urlare scemo ad arbitri o avversari vengo giù e vi faccio fare 1000 piegamenti sulle braccia. Se qualcuno si comporta male non è detto che noi dobbiamo fare altrettanto! Ricordatevi che noi sulle magliette abbiamo scritto "L'avversario è un compagno di gioco" non l'avversario è cretino e va insultato e ancora di più l'arbitro. Chiaro?

"Nel minibasket c’è il puro e semplice spirito del gioco, non ci sono calcoli, atteggiamenti falsi oppure tatticismi. Si viene in palestra per stare con i compagni, per condividere una emozione, per raccontare la giornata all’amico. Il basket è un pretesto, si tratta di un ritrovo, la voglia di stare insieme prevale su tutto. Ci sono bambini che non fanno un canestro in una stagione, ma ci sono sempre, fanno parte di una squadra e ti mostrano fieri il leone. Entri e senti le urla di gioia, l’entusiasmo che cresce, i leoncini che fanno di tutto per vincere una importantissima staffetta, e poi c’è la rivincita, e la bella e poi si va a bere ma si potrebbe fare dell’altro. I nostri bambini, ci guardano, ci scrutano, captano ogni minimo particolare, ti cercano, ti raccontano, ti toccano: e il rapporto che hai con ognuno è speciale, come loro. Alla fine della lezione hanno immaginato di aver attraversato foreste, di essere supereroi, di passare attraverso cerchi infiammati, di essere invincibili per avendo perso tutte le sfide: perché al minibasket funziona così, tutti possono eccellere in qualcosa. E poi capita che mentre pensi di dover lanciare la palla prima che il cattivo di turno ti prenda succede il miracolo: entra nel canestro, il fruscio della retina, quella soddisfazione che solo un ciuff ti può dare. Certo, è andata bene, il bello è riprovarci, ma ad un bambino di 7 anni il canestro importa poco o niente. È l’ambiente che fa la differenza, è il rapporto con il maestro (si ti chiamano proprio così), il fare parte di un gruppo: tanto c’è già chi fa canestro, io sono bravo a rotolarmi con la palla proverò a fare quello. Ci vuole una sensibilità sopra la media per resistere un’ora in una palestra con 25 bambini e 25 palloni che sbattono (si, perché a quella età la palla è mia e la gestisco solo io!): un modo di essere che solo gli altri istruttori capiscono e comprendono. Sei lontano dalle luci della ribalta, non ci sono campionati da vincere o serie di playoff da preparare, ma solo educare e divertire il tuo giovane pubblico. Essendo istruttore come voi so, cari colleghi del minibasket, cosa ci vuole e come ci si sente in palestra: è quella sensazione bellissima ed unica di fare qualcosa di buono per loro, per i bambini, per il loro futuro. Forse non diventeranno mai dei giocatori, ma vuoi che si ricordino di questi anni con un sorriso, e tu, ogni giorno ti organizzi, per regalarglielo quel benedetto sorriso. Ci vuole la vocazione, lo so, ed è per questo che vi stimo tantissimo, anche se non ve lo mai detto.
Continuate così, l’entusiasmo e l’apprezzamento eterno di un piccolo uomo non hanno prezzo."

domenica 15 maggio 2011

Grazie a tutti e complimenti!




Grazie a tutti e complimenti a tutti i bambini e ragazzi intervenuti oggi pomeriggio alle 17:30 alla Morigia. Al di là del risultato spettacolare per i ragazzi del trio Neri-Mattei-Benazzi (che hanno passato meritatamente il turno con una bella prova d'orgoglio e cuore) mi piace sottolineare il bel tifo che ho visto in palestra. Sempre corretto, senza brutte parole, e mai contro i bolognesi. Un tifo positivo e per la propria squadra, che mi ha reso ancora più orgoglioso dei bambini (e delle loro famiglie) che alleno ed anche di quelli che ho allenato. E' sempre una festa per me quando, anche dopo anni, si vedono ragazzi competenti, educati e corretti; ho la presunzione di pensare che i miei insegnamenti non siano caduti nel vuoto e che chi vi ha seguito dopo di me abbia continuato sulla stessa linea.
Complimenti a voi, ai tifosi e a chi ha giocato: per noi grandi è facile educare quando la materia prima è di questa qualità!
Vi voglio bene!

giovedì 12 maggio 2011

I nostri istruttori, la nostra forza!

Mercoledì 18 maggio al Costa durante gara 2 troverete sul giornalino un mio articolo sul minibasket.
Sono 2.500 battute, per problemi di spazio, che voglio dedicare con il cuore e tutta la passione possibile ai miei colleghi istruttori.
Persone splendide, lontano dalla gloria e dai soldi, persone che tutti i giorni ci mettono la faccia con i bambini e le loro famiglie, che fanno tutto per passione senza ricevere nulla in cambio. Le soddisfazioni sono poche e i complimenti ancora meno, le rotture di scatole infinite. Ma sono ragazzi e ragazze che ogni giorno trovano il coraggio e la forza di andare in palestra, di seguire i vostri figli e di educarli per il meglio. Se nessuno l'ha fatto, come Responsabile Minibasket, lo faccio io: grazie per tutto quello che fate, siete (siamo) una squadra stupenda, ma soprattutto uomini e donne di valore, le persone a cui lascerei tranquillamente i miei figli, se li avessi. E se ad oggi quasi 250 mamme ci affidano i loro cuccioli vuol dire che non la penso così solo io.
Continuate così, perchè, come ho scritto nel pezzo, il sorriso di un bambino non ha prezzo.
Grazie per l'ennesima splendida stagione!

lunedì 2 maggio 2011

Quell’inutile e continuo battibecco fra Malamov e gli arbitri…




Visto che eravate tutti al Costa parliamo della nostra prima squadra. Quando vi dico che bisogna allenarsi forte e stare concentrati non lo dico a caso. Pensate alla partita di sabato sera: dopo pochi minuti Maioli va ko e Albertini, dopo settimane passate in panchina, si alza e si fa trovare pronto. Se il buon Filippo avesse mollato, se non si fosse allenato costantemente cosa avrebbe combinato in campo? Poco o nulla, per cui la lezione che ne traiamo è appunto quella che trovate all’apertura del blog: allenarsi sempre, prima o poi il momento arriva e bisogna farsi trovare pronti.
Questa frase l’ha detta Pappalardo, un altro che aveva passato i primi 29 minuti in panchina. Si è fatto trovato pronto, ha contribuito con una serie di bombe alla vittoria finale e ha difeso duro. Nonostante la panchina era rimasto mentalmente in partita e la cosa si è vista. Pappalardo era entrato per Malamov, la super stella del Basket Ravenna. Il quale è caduto nella trappola più vecchia del mondo. Quando vi dico che non bisogna mai protestare con gli arbitri è per due ragioni: una perché è comunque maleducazione, l’altra perché si perdono energie mentali che potrebbero servire per giocare. Hanno difesa sporco e duro su di lui (fossi stato il coach di Villafranca avrei fatto uguale) e gli arbitri hanno permesso questo trattamento di favore. Ma se anziché cercare sempre il contatto (che non veniva sanzionato) avesse giocato a pallacanestro la sua partita sarebbe stata diversa. Gli arbitri ci sono, sbagliano come tutti e l’importante è prenderne atto e continuare a macinare il proprio gioco, senza cercare inutili alibi nei non fischi dei direttori di gara. Fra l’altro continuando a parlare con gli arbitri ci si deconcentra e si finisce per tornare in panchina, come successo a Malamov a cui Ciocca non ha concesso minuti nell’ultimo quarto della gara.
Meditate ragazzi!

martedì 19 aprile 2011

Una squadra, la nostra squadra

Spesso capitano cose strane nella vita. Ho aperto questo blog per accontentare la mia compagna stufa di ricevere telefonate e messaggi a tutte le ore del giorno (e della sera). Così, mi fa, ci scrivi gli orari e non ti rompono più. E chi rompe? Siamo una squadra. Se non capite chiamate, meglio fare un allenamento in più e se questo vuol dire mandare un sms in più fatelo pure.
Ma si dà il caso che oggi ho visto quasi 7.000 visualizzazioni segno che l'obiettivo di comunicarvi come la penso è andato oltre. I miei sfoghi quando non ce la possiamo fare (che sono meglio on line che live) i complimenti quando fate bene sono un modo per dirci le cose e comunicare nel giusto modo. E, detto fra noi, il telefono ha smesso di squillare e la Vale è più tranquilla. L'importante è comunque avvertire quando non si viene perchè se poi non vi vedo mi preoccupo.
Stasera vorrei che fossimo veramente in tanti, i motivi sono molti, fra i quali quello di stare insieme in un contesto diverso dalla palestra. E forse il 30 aprile verremo premiati (entrambi i gruppi) per cui iniziate a tenervi liberi (anche perchè abbiamo due partite quel giorno!). Non è il premio che conta ma come ci siamo arrivati. Lavorando. Sempre e comunque.
Continuate a seguire il blog (e commentate, non sarete sempre d'accordo con me?) ma soprattutto ad allenarvi. Domani partita 2000 contro Fusignano 1999, oggi ultimo allenamento per i 2000 e domani ultimo per i 1999. Poi Pasqua e ripresa per il finale di stagione.
Andrò a Lubiana con i 98 e tornerò carico spero di trovarvi numerosi. I giochi per i tornei non sono ancora fatti, allenatevi forte.
Grazie per le quasi 7.000 visualizzazioni questo mi fa pensare al lavoro con ancora un maggiore senso di reponsabilità, se possibile.
E se ci sono problemi ne parliamo, siamo una squadra, la nostra squadra, per me la più bella del mondo.

venerdì 1 aprile 2011

Torneo Interno: primo Trofeo in bacheca!

Con la vittoria di ieri sera a Punta Marina (72-18) la formazione mista 99-00-01 di coach Serri e compagnia vince matematicamente il Primo Torneo Interno Basket Ravenna. Ad oggi il record in classifica è di 5 vinte 0 perse mentre secondi in classifica sono i ragazzi dell'Itis con 3 vinte e 2 perse. In attesa dello scontro diretto (che sarà in programma il 1 maggio alle 15 al PalaCosta prima del match di playoff dell'Acmar, con la possibilità di vedere il proprio nome scritto sul tabellone grande! Beati i 12 convocati!)che non sarà quindi decisivo ma comunque importante, si impone un bilancio di questa storia.
E' la prima volta che scrivo del Torneo Interno perchè, causa altri impegni, non sono quasi mai riuscito a venire in panchina con voi. E questa era una cosa voluta. Questa competizione infatti serviva da una parte agli altri centri per fare esperienza e dall'altra a noi per lo stesso motivo. Ecco che in panchina per noi ha esordito Cintissimo, Marani ha continuato il percorso di crescita ed io mi sono divertito qualche volta a fare l'arbitro.
I gruppi misti nascevano dall'esigenza di poter coinvolgere più leoncini possibili, visto che gli avversari erano gruppi eterogenei. Ecco una incredibile occasione per i 99 di provare cose nuove senza la pressione della partita punto a punto, e per i 00e i 01 era la volta buona che potevano competere con ragazzi più grandi ed abituarsi ad una fisicità a cui erano sconosciuti. Ogni convocazione è stata pensata al fine della crescita individuale di ognuno di voi (per esempio in queste partite ho visto i primi canestri dei rookie) all'interno di un gruppo. Una occasione che ad essere sincere molti sono stati bravi a capire e a sfruttare, mentre altri leoncini si sono "impermalositi" e hanno rifiutato le convocazioni. Peccato per loro.
L'esempio più concreto che posso portarvi è quello di Cintone: ieri sera ha giocato a Punta Marina perchè nonostante un talento incredibile tende sempre a soffrire la fisicità degli avversari e nel Punta ci sono un paio di "animali". Bene, Cintone ha giocato, ha "retto" in difesa, si è divertito a fornire assist per i più piccoli. Aveva bisogno di giocare anche questa partita? In valore assoluto no (troppa distanza tecnica) ma in relazione alle sue paure quando vede uno più grosso sì. Non me ne voglia Cintone se l'ho messo in mezzo, lui sa la stima che ho per lui, ma era per far capire questo concetto.
Tutto è bene quel che finisce bene, il primo Trofeo è in bacheca alla Mattioli! Poi aspettiamo lo scudetto 99, quello 00 ed anche quello 01. A proposito dei 01 a cui si aggiungono sempre qualche 00: per i 00 che giocano nei 01 vale lo stesso discorso fatto sopra. Se siete convocati ci sarà un motivo che scoprirete solo quando sarete in campo. Per esempio domenica prossima giocheremo a San Pietro in Vincoli, squadra alta e grossa....
Se vorremo riempire la bacheca dovremo lavorare parecchio, ci vediamo oggi pomeriggio in palestra!

lunedì 14 marzo 2011

Commento tecnico al week end di basket...




Parliamo dell'Acmar che vince a fatica grazie ad un 4o quarto dove finalmente si sono visti rimbalzi e difesa intansa. Ma non vogliamo parlare della partita con Castelnuovo ma di un episodio della stessa.
Dopo 8-9 minuti coach Ciocca chiama in campo il nostro baby Cicognani, neo convocato in nazionale Under 20. C'è attesa in tribuna, Cico è in forma, Ravenna sta soffrendo il lungo avversario Bacchi: insomma l'occasione ideale per il ravennate per far vedere la sua esuberanza fisica e tecnica. Ma... Cico entra scarico, deconcentrato, mordido (emblematico il fade away che Lusetti gli stoppa in faccia) a rimbalzo arriva sempre per secondo. Poco reattivo e forse anche poco concentrato.
Cosa fa Ciocca? Lo chiama in panca, lo "cazzia", e non lo fa più salire. Da coach lo capisco: io avrei fatto uguale.
Cosa impariamo da questa vicenda? Che se non vai in campo, attento e concentrato, poi gli avversari ti mangiano e non ti regalano nulla, nemmeno se ti chiami Cicognani ed hai la maglia azzurra sul petto. Un bel bagno di umiltà per il nostro campione, che se vorrà diventare tale, da ieri sa che deve cambiare atteggiamento e dare continuità alle sue prestazioni. Ma è giovane e si farà, almeno è quello che speriamo tutti.